Il flacone si fa dolce


Il flacone si fa dolce

Quale può essere il nesso fra questa buona tazza di caffè e un flacone di detersivo di Officina Naturae?

Sembrerà strano ma c’è un sottilissimo filo fra queste due cose apparentemente slegate: è lo zucchero di canna, un dolcificante oggi sempre più utilizzato al posto dello zucchero bianco.

Lo zucchero di canna si ottiene dalla macinazione della Saccharum officinarum (più comunemente chiamata “canna da zucchero”) da cui si ricava uno sciroppo molto concentrato che viene, poi, distillato e inviato a cristallizzazione. Da questo processo si ottiene anche una buona percentuale di “etanolo”, utilizzato principalmente come biocombustibile.

 

Non tutti sanno, però, che l’etanolo così prodotto – o meglio, il bioetanolo da zucchero di canna – può essere utilizzato per la sintesi di bioplastiche, in particolare polietilene a bassa o alta densità. Viene così ricavato un “polietilene verde” che garantisce le stesse caratteristiche prestazionali del polietilene comune, ottenuto dal petrolio.

In linea con le sue ricerche e i suoi continui investimenti rivolti ad una sempre maggiore sostenibilità ambientale, Officina naturae ha scelto coraggiosamente di rinnovare, a partire dal settembre 2014, gran parte delle linee dei propri prodotti, utilizzando, quindi, per il packaging questa nuova materia prima, il polietilene verde proveniente da canna da zucchero, coltivata, responsabilmente, in Brasile.

La coltivazione della canna da zucchero necessita di particolari condizioni climatiche caratteristiche delle zone tropicali ed il Brasile ne è attualmente il maggior produttore. Tuttavia, la terra coltivata a canna da zucchero, occupa il 2,4% della superficie coltivabile che – ci teniamo a sottolineare – non ha espansione nella zona protetta della Foresta Amazzonica. Le coltivazioni occupano, infatti, aree adatte alla coltivazione meccanica, pascoli abbandonati e degradati e aree con basso sfruttamento di risorse idriche di acqua. Inoltre, si cerca di prestare particolare attenzione al rispetto delle aree destinate alla produzione alimentare.

La bioplastica che, quindi, Officina Naturae utilizza già per il suo nuovo packaging, è certificata Vinçotte (certificazione belga) per il suo contenuto ottenuto interamente da risorse rinnovabili. Inoltre vanta una consistente riduzione delle emissioni di CO2, in tutto l’intero ciclo di vita del prodotto, rispetto alla produzione della stessa plastica (HDPE) da risorse fossili, riducendo conseguentemente il potenziale riscaldamento globale, evitando l’assottigliamento dello strato di ozono e le piogge acide. Inoltre, la “bagassa” (un sottoprodotto della lavorazione dello zucchero di canna) è utilizzata come combustibile per la produzione di energia elettrica sia per gli stessi impianti di produzione che per l’intera rete elettrica brasiliana, in percentuale del 4,6% sull’intera produzione di energia. Altri residui organici di lavorazione vengono utilizzati per la fertilizzazione di suoli degradati che diventano nuovamente coltivabili, senza un uso pesante di fertilizzanti chimici. Anche l’impatto ambientale del trasporto perde nettamente di consistenza, se rapportato alle basse emissioni dell’intero ciclo produttivo.

E se ancora rimane qualche dubbio sulla fase di smaltimento del “polietilene verde”, possiamo affermare con certezza che questo materiale è riciclabile al 100% e può essere conferito nella raccolta differenziata della comune plastica. Così, il ciclo di vita di questa bioplastica si chiude perfettamente, e noi siamo più che convinti che, utilizzandola per il packaging dei nostri prodotti, contribuiremo a ridurre notevolmente la nostra impronta ambientale!

Commenti Scrivi un commento

Laura

Ma che bello! L'idea di fare i primi passi verso la libertà dal petrolio è fantastica! Ma i flaconi vuoti come si smaltiscono? Nell'organico? Grazie. Laura.

Risposta di Officina Naturae:
Buongiorno Laura,
Grazie a lei per l'incoraggiamento!
I flaconi in bioplastica (in particolare quelli che utilizziamo noi in HDPE da canna da zucchero) sono smaltibili nella raccolta differenziata della plastica.

g

il polietilene "verde" non è propriamente una bioplastica... con le bioplastiche ha in comune solo la materia prima da cui viene prodotto, non certo la biodegradabilità.

Risposta di Officina Naturae: Buongiorno,
Vorremmo farle presente che in Italia c’è molta confusione circa il termine “bioplastica”, poiché è erroneamente associato alla “biodegradabilità”. La stessa definizione nella pagina italiana di Wikipedia dedicata alla bioplastica è scritta correttamente nelle prime righe di descrizione, “Secondo la definizione data dalla European Bioplastics, la bioplastica è un tipo di plastica che deriva da materie prime rinnovabili oppure è biodegradabile o ha entrambe le proprietà.[...], ed è inoltre riciclabile.” ma poi è sviluppata erroneamente in seguito nello stesso articolo.
La IUPAC (International Union of Pure and Applied Chemistry, organizzazione non governativa internazionale) definisce al punto 16 del documento “Terminology for biorelated polymers and applications (IUPAC Recommendations 2012)*” a proposito di “biobased polymers”, cioè l’equivalente inglese più corretto del termine italiano “bioplastica”:
“Composed or derived in whole or in part of biological products issued from the biomass (including plant, animal, and marine or forestry materials). Note: A biobased polymer or polymeric device is not necessarily environmentally friendly nor biocompatible nor biodegradable, especially if it is similar to a petro-based (oil-based) polymer.”
Infine la rimandiamo al seguente link per una corretta informazione sull’argomento:
https://en.wikipedia.org/wiki/Bioplastic
Concludiamo, ribadendo che abbiamo scelto il polietilene verde da canna da zucchero coltivata responsabilmente, per garantire un tipo di imballaggio con un’alta resistenza chimica e meccanica idonea al trasporto dei detergenti ma che, contemporaneamente, utilizzasse una risorsa rinnovabile e non fossile e riducesse l'emissione di CO2 in tutto il ciclo di vita, dalla produzione allo smaltimento nella raccolta differenziata.

francesco merici

Che forti che siete! non me lo aspettavo, e siete riusciti a stupirmi. Vi seguo e compro i vostri prodotti da quando ho sentito parlare di voi, forse su Altreconomia, e parlo della vostra storia e dei vostri prodotti ai miei studenti diciottenni e a quanti mi ascoltano... grazie

Risposta di Officina Naturae: Caro Francesco, grazie davvero per il tuo bel commento. Ci rende molto felici sapere che il nostro impegno mirato alla sostenibilità in tutti gli aspetti del nostro lavoro venga divulgato anche oltre i nostri soliti canali di informazione. I giovani devono assolutamente aprire gli occhi alla realtà e prepararsi a difendere il nostro Pianeta (e la nostra salute) con tutti gli strumenti necessari, prima di tutto con la conoscenza e poi con le loro scelte. Grazie per quello che fai, è fondamentale!

Paolo

E' bellissimo che ci sia un'alternativa valida a quella moltitudine di chimica che troviamo sugli scaffali e che ci martella dalla TV, ancora di più che si possano smaltire i contenitori senza il pensiero che vadano a rimpolpare i vari Vortex in giro per gli oceani! Grazie

Risposta di Officina Naturae: Grazie Paolo, è quasi scontato dire che dobbiamo fare tutti la nostra piccola parte per evitare situazioni del tutto abnormi come i vortex di plastica negli oceani. Noi ci sforziamo di fare la nostra e siamo contenti che venga apprezzata.

Barbara

Apprezzo moltissimo il vostro sforzo di essere così vicini all'ambiente!

Risposta di Officina Naturae: Cara Barbara, cerchiamo di fare sempre il possibile e di trovare le soluzioni più sostenibili in ogni aspetto del nostro lavoro. Grazie per il tuo supporto!